Lo scorso 28 ottobre abbiamo avuto l’occasione di intervistare il giovane Tim Hansen (nel caso ve lo steste chiedendo, sì, il figlio del buon Kai), chitarrista e fondatore degli Induction, gruppo giovanissimo con già due album e un EP all’attivo. Ecco cosa ci ha raccontato riguardo questa nuova e frizzante band!

Ciao! È la tua prima volta in Italia?

In realtà no, ero qua nel 2019, abbiamo suonato al Legend Club di Milano. È stato il nostro primo tour europeo, il primo tour in assoluto, ed eravamo con gli Armored Dawn.

Ti brillano gli occhi quando ne parli. Bentornato e benvenuto su MetalShutter! Sono molto curiosa di saperne di più sulla vostra musica, ho ascoltato il vostro EP e mi è molto piaciuto sentire un po’ di influenze dei primi anni 2000, era da un po’ che non mi capitava.

Sì, abbiamo un po’ di canzoni che sono più classiche, ma cerchiamo sempre di inserire degli elementi moderni, perché bisogna stare al passo con i tempi. Apprezziamo molto band leggendarie come gli Stratovarius e i Sonata Arctica, con cui siamo in tour ora. Ci piace avere un mix di tutto.

Com’ essere in tour con gli Stratovarius e i Sonata Arctica?

È fantastico! Sono dei ragazzi molto amichevoli, sono grandiosi. Finora ci stiamo divertendo molto ed è un onore dividere il palco con loro.

E sono pazzi. Sono dei pazzi finlandesi.

Sì! Amo i finlandesi.

Finora avete pubblicato due album e un EP, cosa state programmando per il prossimo anno?

Per il prossimo anno stiamo programmando tante cose, tra cui anche il nostro terzo album, che è già quasi interamente registrato e lo faremo mixare e masterizzare a dicembre. Ci sarà sicuramente un nuovo album e speriamo di rilasciare il primo singolo già a gennaio o febbraio. Siamo super eccitati!

Sperate anche in un tour da headliner?

Non è ancora ciò che spero per il prossimo anno, se succede sono contento, ma penso che per ne riparleremo nel 2025. Dipende molto da come andrà il prossimo album e i tour che stiamo programmando. Prima o poi ci arriveremo, un passo alla volta.

Vi auguro di andarci presto. Ora, quattro anni fa eravate al Legend Club di Milano, ora siete all’Alcatraz. Come è andata con la prima data e come sperate vada questa sera?

Beh, quando devi iniziare un tour inizi a provare e ti assicuri che tutto vada bene, la mia preoccupazione principale era l’attrezzatura, che i sistemi wireless funzionassero correttamente, abbiamo speso parecchi soldi prima di questo tour per assicurarci di avere un suono consistente per tutta la durata dei concerti. Finora è stato tutto stabile! Ovviamente la sera della prima data sei nervoso, fai il meglio che puoi. In confronto a quel giorno, ora siamo più rilassati, sappiamo dove muoverci e come muoverci, come suonare molto meglio, perché suoni tutti i giorni e siamo molto eccitati per questa sera, che sarà addirittura sold out!

Mi hai parlato della vostra attrezzatura. Avete scelto di essere tutti in digitale e con sistemi wireless?

Sì. Mi piace l’approccio old school, ma al giorno d’oggi non conviene. Devi portare via molte più cose, al momento la nostra attrezzatura occupa nemmeno un quarto del trailer. Siamo super compattati e possiamo montare e smontare molto velocemente, il che è fondamentale quando sei in apertura, perché non abbiamo molto tempo. Siamo molto fortunati a poterci organizzare in questo modo.

Come vi siete preparati? Avete provato anche in qualche locale o solo nella vostra sala prove?

Questa volta abbiamo provato a casa del nostro batterista, che ha un grande seminterrato e siamo andati lì con la nostra attrezzatura, abbiamo settato tutto e ci siamo trovati bene. Abbiamo fatto due giorni di prove, poi il terzo giorno abbiamo preparato tutto. Anche se alla fine c’è sempre differenza tra provare e poi ritrovarsi sul palco, dove ti muovi molto.

Per il terzo album continuerete su questa linea? Un mix di power metal old school e moderno, o evolverete?

Sì, mi piace evolvere nella musica! Sarà diverso da Born From Fire, abbiamo già avuto un cambiamento tra il primo e il secondo album e alla gente è piaciuto. Il primo era più progressive e la voce non si amalgamava bene, perché è stato composto tutto prima di scriverla. In Born From Fire abbiamo completamente cambiato approccio, scrivendo prima la voce e la melodia. Nel prossimo album sarà simile, ma ho sperimentato di più con il sound, cercando di renderlo più moderno. Sono contento, credo ci saranno canzoni che piaceranno a chi è piaciuto il primo album e anche molte persone arrivate con il secondo album troveranno ciò che gli può piacere. Ci saranno anche nuovi elementi che sorprenderanno il pubblico.

Mi piace questo lavoro “step by step”.

Sai, sono giovane, sto ancora cercando il mio sound e cerco di evolvere. Lentamente sto arrivando dove voglio arrivare.

Siete tedeschi, giusto? Hai mai notato differenze sostanziali tra l’Italia e la Germania per quanto riguarda i locali e il pubblico?

Esatto. Una cosa che ho amato dell’Italia sono stati i fan, sono molto aperti e amichevoli. Non ho suonato in tanti locali italiani da poter fare una comparazione, ma in quelli dove ho suonato mi è piaciuto molto. Penso che in ogni Paese ci siano locali belli e locali meno belli, è sempre così.

Tornando al songwiriting, sei tu il compositore principale o c’è collaborazione da parte di tutti?

Faccio quasi tutto io, sì. Scrivo la struttura principale, le chitarre, le linee di basso, le orchestre e le voci.

Fai anche la parte di produzione?

Sì!

Quindi sei anche il produttore.

Esatto, a parte il mix e il master, che affidiamo a Jacob (Hansen, ndr). Per le voci mi piace lavorare con Eike Freese, che ha lavorato con mio papà (Kai Hansen, ndr), Deep Purple, altri grandi nomi come gli Heaven Shall Burn. Per le voci è davvero bello lavorare con lui, perché riesce a tirare fuori tutte le emozioni necessarie e il giusto approccio per ogni parte. Credo sia giusto avere qualcuno di esterno, che sia utile con questo, per questo preferisco andare in studio.

Il vostro mix e master è davvero molto buono, avete davvero un buon prodotto.

Sì, abbiamo fatto qualche revisione. Era già buono all’inizio, ma volevo che suonasse diverso. Inizialmente sembrava “il classico suono metal” e volevo un suono più pieno, con più bassi. Sono felice di come sia uscito quest’ultimo album.

C’è qualcosa di cui ci vorresti parlare e di cui ancora non c’è ancora stata occasione di dire?

Penso sia stato detto tutto, per ora spero che la gente continui a seguirci e continui a supportarci. Abbiamo una lunga strada davanti a noi e il business musicale è più difficile di quanto sia mai stato, perciò contiamo molto sulle persone e sul loro sostegno.

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