Lo Slaughter si ammanta di nero per la tappa del Titans of Darkness Tour e i suoi prìncipi dell’oscurità, i leggendari Inquisition e i meno conosciuti Demonical, combo death svedese attivo dal 2006.

DEMONICAL

I primi a salire sul palco, puntualissimi, sono gli scandinavi: intorno all’anima della band, il bassista Martin Schulman, ci sono i chitarristi Johan Haglund ed Eki Kumpulainen, il batterista Ronnie Bergerstål la new entry del gruppo e il cantante Charlie Fryksell chiamato a sostituire Christofer Säterdal. Di gran presa il backdrop che campeggia sullo sfondo, evocativo e di ottima fattura, ma c’è da dire che tutto ciò che riguarda l’artwork dei Demonical è davvero molto curato. Forse fin troppo. Un infausto presagio?
L’anthemica Towards Greater Gods apre le danze. L’impatto non è proprio dei più travolgenti e anche la successiva We Conquer the Throne, opening track del loro ultimo album Mass Destroyer del 2022 stenta a decollare. Into Victory risale di poco la china ma è un fuoco fatuo. Fryskell sprona quindi il pubblico poco partecipe, invitandolo a più riprese ad avvicinarsi al palco e ottiene, con fatica, qualche minimo risultato. Anche Aeons of Death, dall’album World Domination parte bene, grazie a un ribollente lavoro delle chitarre, ma ben presto si avvita su se stessa, rientrando nei meandri di un death scolastico e suonato per di più con poca grinta. Il batterista Bergerstål poi ci mette del suo, con uno stile a lunghi tratti non propriamente impeccabile. Insomma, fin qui un concerto che possiamo definire eufemisticamente non proprio memorabile. Ci vuole la vecchia The Order per aumentare i bpm e dare una scossa al pubblico che finalmente risponde con un headbanging liberatorio. Ma, ahinoi, purtroppo sia Fallen Mountain prima sia Wrathspan dopo, altre tracce prese da Mass Destroyer, riportano tutto sui binari di un death metal d’ordinanza al quale questi Demonical ci stanno abituando. Allo stesso modo, il non indifferente lavoro sui cori, ai quali partecipa attivamente Schulman, risulta curato e preciso ma nel contempo prevedibile e quindi poco brillante. Unfold Thy Darkness e Sun Blackened sono altri due brani fotocopia che nonostante gli ulteriori sforzi di Fryksell nel provare a coinvolgere una volta per tutte i ‘motherfuckers’ – cioé noi – girano a vuoto e non alzano di un millimetro l’asticella. A mettere un po’ di sale nella coda, ci vogliono All Will Perish da Death Infernal del 2011, lenta ma ben strutturata, ma soprattutto Välkommen Undergång, mid-tempo estratto da Chaos Manifesto che per l’intensa e inusuale carica drammatica, risultano tra le cose migliori fin qui ascoltate. Si finisce male però con la cover dei Ramones, Somebody Put Something in My Drink, che dovrebbe chiudere in gloria la loro performance e invece a me risulta addirittura indigesta. Insomma, l’avrete capito, con questi svedesi di Avesta non è proprio scattata la scintilla, un’esibizione impalpabile, nonostante le migliori intenzioni.

SETLIST
Towards Greater Gods
We Conquer the Throne
Into Victory
Aeons of Death
The Order
Fallen Mountain
Wrathspawn
Unfold Thy Darkness
Sun Blackened
All Will Perish
Välkommen Undergång
Somebody Put Something in My Drink (Ramones cover)

INQUISITION

Di tutt’altra pasta l’esecuzione degli Inquisiton, giunti in Europa per presentare il nuovo Veneration of Medieval Mysticism and Cosmological Violence, un titolo che già di suo è tutto un programma.
Quando A Hidden Ceremony of Blood and Flesh squarcia il silenzio si ha davvero la sensazione di sprofondare nell’abisso di una dimensione onirica, malvagia e ancestrale. Una dimensione che si percepisce nel volto di Dagon, sofferto e inespressivo, e in quello di Incubus, incappucciato nel suo saio da monaco, sprofondato dietro le pelli a picchiare come un ossesso.
L’enorme lavoro del batterista si apprezza particolarmente in Crown of Light and Constellations, tra le cose migliori del nuovo album e che anche dal vivo risulta dannatamente efficace, e in Hymn for a Dead Star, da Ominous Doctrines of the Perpetual Mystical Macrocosm, un sabba occulto i cui ripetuti cambi di tempo spezzano qualsiasi resistenza e opprimono in quanto a pesantezza. Il rantolo malato e le distorsioni di Dagon risultano più sofferte che mai in Across the Abyss Ancient Horns Bray, riversandosi sul pubblico con lucida ossessione. A livello scenico poi, i continui cambi di posizione del frontman in virtù della doppia posizione microfonica ai lati del palco hanno un curioso quanto sorprendente effetto visuale, come se avessimo a che fare con un demone antico capace di smaterializzarsi e riapparire in più luoghi contemporaneamente.
La ipnotica Dark Mutilation Rites è un viaggio a ritroso nel tempo, a quel Magnificent Glorification of Lucifer, uscito esattamente venti anni fa e che ancora oggi sprigiona da tutti i pori malsani vapori sulfurei.
La forte sensazione che Dagon stia vomitando quel che resta della sua bile trova conferma con Impaled by the Cryptic Horns of Baphomet, altro delirio putrescente, sofferta e infetta come non mai.
La serrata Vortex From the Celestial Flying Throne of Storms e l’altrettanto malsana A Magnificent Crypt of Stars, dall’album Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith del 2016,
scatenano un pogo furioso, marchiando a fuoco uno dei momenti più intensi della serata. E’ incredibile come i due tengano botta, senza cedere minimamente il passo, dando vita fin qui a un concerto impeccabile ma che sta già per terminare. Il viaggio si conclude infatti con Journey to Infernukeorreka e Into the Infernal Regions of the Ancient Cult, entrambe estratte dal primo album del ’98, due cavalcate nere verso le regioni infernali più inaccessibili. Ritorna il silenzio. Il pubblico abusato ma non pago invoca a gran voce il loro nome. E dopo diversi minuti, gli Inquisition si ripresentano sul palco per un bis devastante: Crush the Jewish Prophet è un’arma psicotronica che riduce in poltiglia tutto quello che resta e chiude definitivamente il cerchio. I due titani dell’oscurità se ne vanno, lasciando dietro di sé, immersa nella coltre della potente energia negativa da loro scatenata, la consapevolezza di aver assistito a una sorta di rituale mistico più che a un semplice concerto.

SETLIST
A Hidden Ceremony of Blood and Flesh
Crown of Light and Constellations
Hymn for a Dead Star
Across the Abyss Ancient Horns Bray
Dark Mutilation Rites
Impaled by the Cryptic Horns of Baphomet
Infernal Evocation of Torment
Vortex From the Celestial Flying Throne of Storms
A Magnificent Crypt of Stars
Journey to Infernukeorreka
Into the Infernal Regions of the Ancient Cult

Crush the Jewish Prophet

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