La prima delle tre date italiane che presenta come headliner gli O.R.k. e i LizZard ci ripaga ampiamente dall’attesa, mostrando due band in grande spolvero, in grado di tenere alto il livello delle loro performance anche dal vivo.

INNER VITRIOL

Il concerto si apre puntuale alle 20:30 con gli Inner Vitriol, combo bolognese capitanato da Gabriele Gozzi, cantante dall’ottima voce cristallina e da Michele ‘Piedone’ Di Lauro alle chitarre. Gli animi degli inizialmente pochi presenti si scaldano presto, accalorati da una prestazione potente e accurata. Mezz’ora di ottimo livello con il gruppo, invocato a gran voce per un bis che non può esserci visti i tempi ristretti, ma che la dice lunga sulla qualità dei nostri. Non vediamo l’ora di ascoltare il nuovo lavoro,
che sappiamo in fase di ultimazione.

LIZZARD

Il tempo di sgomberare il palco e scocca l’ora dei LizZard: il terzetto è una bomba acustica, affiatata e spettacolare, con un Mathieu Ricou, il cantante-chitarrista rosso canuto, impressionante nella sua capacità di districarsi tra pattern di chitarra complicati, linee vocali ed effetti della pedaliera.

Dietro le pelli, precisa e potente Katy Elwell non sbaglia un colpo, supportata dalle belle linee di basso del taciturno William Knox.
Ricou si prende in giro da solo quando paragona la bellissima ‘Blowdown‘ a ‘La bamba‘e il pubblico sembra apprezzare sia l’autoironia sia, soprattutto, l’energia sprigionata dai tre.
Il concerto fila via liscio in un’ora di pura goduria e l’ottimo livello compositivo ed esecutivo si conferma sia nei brani più groove sia in quelli acustici.
Forse mi sbilancio un po’ nel definire i LizZard una sorta di Police moderni, ma tant’è: gruppo fantastico.

O.R.k.

Il tripudio che accoglie gli O.R.k., freschi del loro quotatissimo “Screamnasium“, è il viatico per un finale di concerto tutto da gustare. Carmelo Pipitone, personaggio bizzarro quanto spettacolare nel suo stile chitarristico e nella sua presenza scenica (Marta sui Tubi), LEF ovvero Lorenzo Esposito Fornasari, cantante emozionale e versatile, Pat Mastellotto, già batterista dei King Crimson, e lo ieratico Colin Edwin (Porcupine Tree) non hanno certo bisogno di particolari presentazioni.
La scaletta della serata punta su “Screamnasium“, dal quale verranno eseguiti ben nove pezzi, e sul precedente – ottimo – “Ramagehead“.

Si comincia con “Something Broke“, pezzo di apertura di “Screamnasium“, dove le influenze buckleyiane si sposano perfettamente con sprazzi di alternative metal, passando per “Signal Erased” e “Don’t Call Me” a “Joke“. Edwin presenta i pezzi con un’inaspettata voce calda e suadente: sulla scia di “Kneel to Nothing” e “Time Corroded“, da “Ramagehead“, scorre via, perfetta, “As I Leave“, altra hit di “Screamnasium“.

Giunti a metà scaletta, LEF e Pipitone deliziano la platea con alcuni divertenti siparietti in italiano e l’atmosfera si rilassa ulteriormente con “Beyond Sight“, una ballata interpretata ottimamente da LEF, che qui suona anche la chitarra acustica, ultimo pezzo della serata tratto da “Ramagehead“. Da qui in poi, I “Feel Wrong“, “Deadly Bite“, “Consequence” – LEF non mancherà di ringraziare Elisa per la preziosa collaborazione – “Unspoken Words“, “Lonely Crowd” – introdotta da amare riflessioni di Mastellotto sul periodo covid e da efficaci barriti di Pipitone ai cori – e “Someone Waits” non faranno altro che confermare il valore di “Screamnasium“, un’album che si dimostra ottimo anche in sede live.

SETLIST:
1. Something Broke
2. Signals Erased
3. Don’t Call Me a Joke
4. Kneel to Nothing
5. Time Corroded
6. As I Leave
7. Beyond Sight
8. I Feel Wrong
9. Deadly Bite
10. Consequence
11. Unspoken Words
12. Lonely Crowd
13. Someone Waits

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